venerdì 22 gennaio 2021

Una scoperta per risparmiare e fare un favore all'ambiente, per dire basta agli assorbenti!!!



 Ritorno sul blog per parlare di qualcosa di diverso e cioè di un modo per poter risparmiare e inquinare meno durante il ciclo mestruale. Circa due mesi fa, vagando su YouTube, sono incappata in un video in cui venivano pubblicizzate delle mutande utilizzabile quando si hanno le mestruazioni. 

Sono delle mutande in tessuto, molto morbide, con un triplo strato assorbente, che sostituiscono in tutto e per tutto tamponi e assorbenti che purtroppo costano e inquinano, come sappiamo bene. Sono adatte a chi non vuole/può utilizzare la coppetta, ma vuole pensare un po' all'ambiente. Le ho già utilizzate per due cicli e devo dire che sono super soddisfatta: non perdono, non rilasciano odori poco piacevoli e non danno fastidio.

Si lavano sia a mano che in lavatrice e l'unico difetto è che ci mettono molto ad asciugarsi, perché sono imbottite. Infatti io ho preso la confezione da tre e già così arrivo un po' in affanno... magari in estate andrà meglio, ma con questa umidità è un problema far asciugare le cose. 😔

Hanno una durata garantita per 5 anni. Se è vero, arrivo praticamente alle soglie della menopausa e andrebbero cambiate ogni 12 ore, poi come in tutte le cose vedete voi. Io le lavo a mano durante il ciclo e poi faccio fare "un giro" in lavatrice. Vanno prima sciacquate, poi lavate. 

Io sinceramente le consiglio!!! 

Vi lascio il video grazie al quale le ho "conosciute" e anche il sito. 

www.cherryunderwear.it




lunedì 4 gennaio 2021

Un racconto... una volta scrivevo.



Cercando nelle cartelle del pc un racconto che mi è venuto in mente l'altro giorno (e che ovviamente non ho trovato), mi è capitato questo. Si tratta di una sorta di esercizio fatto con le mie amiche del corso di scrittura... Non è nulla di che, è solo un'istantanea... un momento così, di vita di paese. Spero vi piaccia.

Berto il postino.

“Uffa! Proprio ora doveva iniziare a nevicare?” borbottò tra sé Berto, il postino del paese, quando, uscendo dallo scalcinato ufficio postale, si accorse che il cielo si era fatto bianco e che alcuni fiocchi stavano cadendo leggeri. Bestemmiò sottovoce e, tentando di farsi coraggio, esclamò: “Magari non si ferma…”. “Si ferma, si ferma!” disse la vedova del barbiere, che stava tornando a casa con le borse della spesa “si fidi, si ferma”. Appoggiò le borse a terra per annodarsi il vecchio foulard scolorito sulla testa: attraverso le profonde rughe che le solcavano il viso, guardò “quello nuovo”, come in paese chiamavano Berto, nonostante vivesse lì da quasi dieci anni. Chi non era nato in quel borgo incastonato tra le montagne rimaneva sempre “quello nuovo”, anche dopo trent’anni. Berto, sconsolato, guardò la vedova negli occhi e lei, sorridendo con aria materna, gli disse: “Vede, giovanotto, quando il vento soffia da là (e indicò la montagna più alta), la neve si ferma sempre. In paese lo sanno tutti. Ha capito?” Berto annuì e sussurrò un “buonasera”; la signora, dopo un’ultima occhiata alla montagna, riprese le sue borse e continuò il cammino, zoppicando leggermente. Indossava un lungo cappotto marrone fuori moda regalo del suo povero marito in occasione di un compleanno, o forse di un anniversario…  lo aveva detto tante volte, ma il postino distratto non ascoltava quasi mai.

L’uomo attraversò la piazza per prendere la bicicletta, legata a un palo della luce. Sul sellino c’era già qualche fiocco e, con un brivido, li spazzò via con la mano.

“Niente vinello stasera, Berto?”.  Paolino, il barista, era fuori dal locale per mettere al riparo i tavolini e le sedie “si mette male, eh? Ne verrà tanta… e si ferma, sai? Quando il vento soffia da là…” “la neve si ferma, lo so. Meglio che mi muova… ciao Paolino!” concluse Berto. Il barista rise e salutò l’amico.

Berto salì sulla bicicletta: per arrivare a casa, doveva attraversare il bosco. Di sera e con la neve non gli era mai successo: sbuffò, ripensando alla giornata appena trascorsa. Il vecchio maestro del paese gli aveva fatto perdere molto tempo.

“Oh Berto, ma non hai neppure un cappello?” la voce dell’ex Maresciallo dei carabinieri gli risuonò nelle orecchie. Il vecchio militare, essendo sordo, urlava sempre. “No, Maresciallo… sa, questa mattina il cielo era azzurro, non mi aspettavo che…” “Novellino, novellino! Non l’hai sentito il vento, stamattina?” “Sì, ma…” ”Porta neve, quel vento e se soffia da là, si ferma!” continuò il Maresciallo, che stava coprendo con un telo di plastica la sua auto nuova fiammante. “Te ne presto uno io, tranquillo giovanotto!” disse ancora il Maresciallo, entrando in casa. Berto lo sentì gridare alla moglie che doveva prendere un berretto per “quello nuovo”, o si sarebbe raffreddato.  “A testa scoperta! Sotto la neve!” “Ah, quel giovanotto… da quando è rimasto solo, non sa badare a se stesso!” rispose la moglie, la signora Assunta, urlando anche lei per sovrastare la televisione, sintonizzata su una telenovela.

Il “giovanotto” aveva quasi cinquant’anni e da qualche mese era rimasto da solo: la moglie, stanca della vita in quel paesino in cui tutti sapevano gli affari degli altri, si era sentita soffocare ed era ritornata in città. Anche lei guardava quella telenovela, Berto riconobbe la voce del protagonista e sentì lo stomaco stringersi per la nostalgia. Dalla casa provenivano rumori e odori: sedie che venivano spostate, piatti e posate, l’aroma del brodo di verdure che avrebbe riscaldato la fredda serata del Maresciallo. “Tieni, giovanotto. È impermeabile e ha anche il pelo! Così ti tiene al caldo e ti ripara! E ora vai, di corsa, che ne verrà giù tanta…”. Berto ringraziò e salutò. Rivolse un’ultima occhiata alla casa. La signora Assunta era sulla porta, avvolta in un largo grembiule ai fiori, con gli occhiali in testa e i capelli grigi raccolti in una lunga treccia. Gli sorrise e lo salutò con un cenno della mano, richiamando il marito perché non riusciva ad aprire il barattolo delle verdure sottolio.

Berto rispose al saluto e si avviò verso il bosco. 

(Claudia Bertanza) 

sabato 2 gennaio 2021

Perché?


 Questa è la pavimentazione di Piazza Brin, alla Spezia. La decorazione circonda la fontana. 

Presumo sia stato fatto un intervento a quel tombino, che poi è stato rimontato... in quel modo. La domanda è perché. 

Disattenzione?
Nuova forma d'arte?
Una protesta?

Perché? E come hanno fatto a non accorgersene? E se per caso se ne sono accorti, perché non hanno rimediato? Non gli dava fastidio così???

No, io devo sapere!!! 

C.


venerdì 1 gennaio 2021

E così se n'è andato il 2020

 


Così è andato via il 2020. 

Si è portato via, con un colpo di coda, un pezzo della mia famiglia... l'ultima sorella di mia nonna, una giovane vecchietta che aveva passato i 100. Sì, è la vita, è il naturale evolversi delle cose, un ciclo... 

Zia era una forza della natura... era la classica "lamentona" della quale dicevano "seppellirà tutti". Ha visto morire il fratello e le quattro sorelle (ordine naturale delle cose, era la più giovane), il marito e - purtroppo- alcuni nipoti. Rimasta vedova ultraottantenne, s'è rimessa in piedi, nella casa nuova. 

Lei era quella che cucinava i tortellini per la famiglia... un giorno preparava il brodo, uno la sfoglia, uno il ripieno... poi assemblava. Aveva la dispensa piena di spezie e salsa di soia, perché sì la tradizione, ma anche un po' di cambiamento in cucina non fa male, no?

La ricordo ai pranzi di famiglia, lodare le mie tartine perché avevo fantasia, la ricordo al mare a fare i muscoli, forte e fragile come tutte le donne della sua famiglia. 

Ora sei con le tue amate sorelle, con tuo marito, con la tua famiglia che ti ha preceduto lassù. 

Ciao, salutami nonna e papà.

E buon 2021, ovunque tu sia.

C. 


Elogio (provocatorio) del lavoro in nero...

  Come da titolo, è una provocazione.  Ma... spiego. Io faccio caricamenti e allestimenti nei supermercati, la mia figura professionale (che...